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Bentornato Figliolo!

 

Non ci sono molte parole per descrivere la gioia nel vedere ritornare a casa un figlio che per 10 anni ha preso una strada diversa, un figlio che in realtà non ho mai perso di vista e le due fotografie che ho postato in calce al presente editoriale lo dimostrano. In realtà io e Davide, indipendentemente dallo sport che ci accomuna, abbiamo tenuto sempre un rapporto familiare in realtà, soprattutto dopo la morte del suo amatissimo papà Giulio, insostituibile genitore a tutti gli effetti ed amico di tutti noi.

In questi anni, sia lui, sia io, abbiamo vissuto momenti difficili e abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e se volete che ve la dica proprio tutta, penso che Davide sia stato molto più bravo di me, perché non è facile diventare grandi a 18 anni come ha fatto lui che, orfano di padre e figlio unico, ha dovuto ricrearsi una vita nuova, da adulto, e tener fede anche ai suoi impegni sportivi sempre ad alto livello, con onore e gioia; non è per niente facile credetemi, ma lui lo ha sempre fatto ed io l’ho sempre seguito, consigliato, a volte rimproverato, ma anche ammirato.

Tra di noi il tennistavolo è sempre stato solo un contorno, non l’ho mai lusingato nel ritornare da noi (e lui può onestamente confermarlo), perché non sono come altri e sarebbe stato stupido, scorretto e maledettamente forzato; invece la sua scelta libera di tornare dimostra la sua generosità, il suo affetto nei miei confronti, la forza ed il coraggio di prendere una decisione che a molti invece può sembrare insensata (lui per me rimane ancora un giocatore da Serie “A”), ma quei molti non lo conoscono bene come lo conosco io. I nostri dialoghi sono e sono stati sempre molto profondi e mi ha sempre colpito come sia sempre stato capace di affrontare la vita col suo sorriso guascone ed i suoi modi diretti, ma sempre col cuore generoso e la testa sulle spalle. 26 anni però sono sempre 26 anni e non pretendo che una persona di quest’età non faccia degli errori, visto che tutti noi, da umani imperfetti, non godiamo dell’ infallibilità, pertanto, da uomo coi capelli bianchi, ho ammirato il suo radicale e sincero cambiamento, apprezzando sempre la sua disponibilità al dialogo ed all’ascolto.

Non è facile sentir dire da una persona “ho sbagliato”, soprattutto al giorno d’oggi dove l’orgoglio impera, ma lui è uno dei pochi veri uomini che conosco e che lo ha detto (e non parlo di tennistavolo!) e ne ha tratto giovamento, maturando più velocemente di altri ed è per questo che voglio esprimere con queste poche righe il mio grandissimo affetto ed apprezzamento per questo ragazzo meraviglioso che ha saputo ritornare a casa, senza aver mai perso l’indirizzo di un padrino che lo ha sempre considerato un terzo figlio. Davide è un uomo libero, quest’anno sarà con noi, compatibilmente ai suoi impegni lavorativi, e domani chissà? Ma ciò che è certo è che non lo perderemo mai, perché l’affetto per lui c’era, c’è e ci sarà sempre, oltre il tennistavolo, perché il giorno che gli ho fatto da padrino alla Cresima ho fatto una promessa al nostro “Superiore” e la manterrò sempre.

Bentornato a casa figliolo!

Francesco De Petra



La Cresima di Davide con il Padrino Francesco



Il Matrimonio di Francesco con l'abbraccio del figlioccio Davide






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